mag
18

Il Sogno del Prof..

Carissimi Studenti,

oggi desidero raccontarvi un sogno. Sapete, anche i Prof. sognano, quindi dormono, e la mattina fanno pure fatica ad alzarsi per andare a scuola! Ho sognato di essere in visita di istruzione con voi e di entrare in un negozio che vendeva articoli per la scuola e “tutto per il Prof. che non deve chiedere mai”. Incuriosito, sono entrato, e ho visto un’esposizione di scatole con grandi etichette. Il commesso mi mostrò le scatole molto colorate e di formato diverso. «Questa rossa – disse – contiene un apparecchio che corregge i compiti da solo, senza che lei faccia fatica; questa gialla, invece, ha degli auricolari che le permetteranno di ascoltare con attenzione solo le domande degli alunni che riterrà opportune e non le solite questioni sul senso della vita, sull’amore, ecc.; quella nera è la scatola “delle torture” e vi sono gli strumenti migliori per umiliare uno studente o metterlo in difficoltà; la scatola verde contiene un bonus per essere sostituito per metà dell’anno da un collega; grande era la scatola azzurra che conteneva i migliori strumenti tecnologici del momento per fare lezioni straordinarie con il minimo sforzo». L’uomo continuò a mostrarmi la merce e persino un aggeggio che permette di leggere i pensieri degli studenti subito prima di un’interrogazione decisiva o subito dopo un cattivo voto! Quando chiesi il prezzo di tutta questa roba, rimasi stupito che fosse tutto gratis tranne la scatola bianca! Era l’unica che non avevo visto, domandai di mostrarmela e il commesso disse: «Che senso ha? Perché se tutto è gratis, lei vuole vedere proprio quella? Non vede che è tutta impolverata e non la vuole mai nessuno? Lasci perdere». Se una cosa ho imparato da voi, Carissimi Ragazzi, è la sana curiosità e il non essere molto ubbidiente, così ho insistito. Leggendo l’etichetta ingiallita cominciai a commuovermi, poiché vi era scritto il nome di ciascuno di voi, dei compagni di altre classi, di quanti sono stati miei alunni in passato e persino di alcuni che non conoscevo. A quel punto tentai di aprirla, ma il commesso mi disse che questa si doveva comprare chiusa e senza sconti. Non esitai e firmai persino un assegno davanti all’uomo compiaciuto dell’affare fatto, che mi salutò: «Complimenti! Non è la prima che vendo e spero non sia l’ultima. Mi auguro non sia pesante da portare per lei, poiché ho visto alcuni non farcela e abbandonarla poco dopo». Ringraziai e uscii; girai l’angolo, mi fermai e  sedetti su un muretto per aprirla subito, tolsi il coperchio e…DRIIIIN!!! Mi sono svegliato puntuale con la sveglia! Vi chiederete se mi dispiace non aver visto il contenuto. No, Carissimi Amici, non mi dispiace, poiché ho capito che ogni giorno apro questa scatola nel confronto con voi, ne vedo il contenuto nei vostri sguardi, nella condivisione di gioie e dolori, dentro e fuori la scuola, studiando e lavorando per voi. Ed è bello sapere che non è un sogno qualunque, ma un sogno con i piedi per terra e lo sguardo in cielo!

Marco Pappalardo

Racconto vincitore del primo premio al Concorso Nazionale “Accendi una Stella” – Univ. Cattolica

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mag
15

La casa..

Un capomastro lavorava da molti anni alle dipendenze di una grossa società edile. Un giorno ricevette l’ordine di costruire una villa esemplare secondo un progetto a suo piacere. Poteva costruirla nel posto che più gradiva ma soprattutto poteva non badare a spese.
I lavori cominciarono ben presto. Ma, approfittando di questa cieca fiducia, il capomastro pensò di usare materiali scadenti, di assumere operai poco competenti a stipendio molto più basso, e di intascare così la somma risparmiata.
Quando la villa fu terminata, durante una piccola festicciola, il capomastro tutto fiero, consegnò al Presidente della società la chiave d’entrata.
Ma il Presidente tranquillo, gliela restituì sorridendo e disse, stringendogli la mano: «Questa villa è il nostro regalo per lei, in segno di stima e di riconoscenza».

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Ricorda le responsabilità che hai nell’assumerti un impegno.. Non approfittare della fiducia altrui.. Questi tuoi giorni sono i mattoni della tua casa futura..

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mag
04

Il 3° Compleanno G.O. – Tripudio di festa e colori..

Sabato 28 Aprile 2012, alle ore 20:30 circa, presso Via Venezia, a Maletto, è avvenuta l’inaugurazione della sede dell’Associazione Giovani Orizzonti..

La celebrazione della Santa Messa delle ore 19:00, presieduta dal Rev. Padre Paolo, affiancato da una delle nostre guide spirituali, Don Michele Spallina, ha preceduto l’evento inaugurale; la chiesa era stracolma e durante la funzione religiosa vi è stato un grande momento di gioia al sentire le parole del celebrante.

Il taglio del nastro è stato effettuato dal Sindaco Di Maletto, che insieme alla Giunta, alle Autorità e alla Polizia Municipale, ci ha onorato della sua presenza; l’evento, tanto atteso dal Gruppo G.O., è stato testimoniato da una numerosa folla di presenti, che hanno accolto con molto interesse l’invito alla partecipazione.

A tutti i presenti, ed erano moltissimi, è stato offerto un piccolo rinfresco, a cura del Ristorante Fontana Murata, al termine del quale si è proceduto al fatidico taglio della torta e all’esecuzione di un brindisi ben augurale, che ha sancito ufficialmente la continuazione delle attività a marchio G.O.!!!

I giovani sono il futuro della nostra città e creare e portare avanti qualcosa che li aiuti a crescere in armonia con gli altri, che promuovano una socialità sana ed equilibrata significa investire in una Maletto che sarà sempre quella piccola comunità civile e accogliente.. Il futuro del mondo, afferma il Presidente Giacinto Pappalardo, è nelle mani dei ragazzi, i quali hanno una forza incredibile, che è la forza dei sogni, che li spinge a guardare oltre, e a costruire il loro avvenire..

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apr
28

Tre anni insieme..

Correva l’anno 2008, e ancora l’Associazione Giovani Orizzonti non era ufficialmente nata, anche se già il suo concepimento era nelle nostre menti. Da prime e semplici animazioni iniziava il lungo percorso che ha poi portato il gruppo al suo splendore attuale. Tutto questo perchè nel “lontano” Aprile 2009, dopo mille peripezie burocratiche, depositiamo il nostro statuto e dopo nove lunghi mesi e un laborioso travaglio, nasce finalmente il nostro “pargolo”. Da allora è stato un crescendo di esperienze ed emozioni; ad oggi contiamo più di 40 attività: Giornate di Animazione, Grest, Natale.. I momenti di preghiera mensili, il Transito di San Francesco e ancora.. L’animazione in occasione della presenza delle Reliquie di S. Antonio di Padova.. Partecipazione ad attività del Movimento Giovanile Salesiano.. Campi di formazione per il gruppo e il corso per la formazione dei nostri futuri animatori… questo perchè pensiamo che solo da una buona formazione si può costruire un futuro migliore!

Il prodotto dei veri gruppi viene paragonato alla sinfonia, in cui l’insieme delle singole parti libere, crea qualcosa di più di una semplice somma, crea qualcosa di nuovo che non c’era prima.. E proprio come si fa in un’orchestra, anche in un gruppo si impara a convivere, a portare il proprio contributo, piccolo o grande, comunque indispensabile, a gioire della buona riuscita di tutti e di ciascuno, tendendo solo al meglio, così da contribuire al progresso comune. Senza mai gioire dell’insuccesso di un singolo, che diventerebbe solo l’insuccesso di tutti.

Sin dal primo giorno, la nostra Associazione ha visto una costante, proficua collaborazione con l’Amministrazione Comunale, che ha creduto e si è scommessa con noi, realizzando buona parte delle attività sopra citate. E come non ricordare il lavoro svolto con il compianto Padre Alfredo, che egoisticamente parlando è andato via troppo presto per noi, che abbiamo avuto troppo poco tempo per assaporare la tanto attesa, sperata e conquistata condivisione. Quale gioia al sapere che avremmo partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù… E alla nostra partenza la sua unica raccomandazione è stata: “Partite e fatevi santi…” I Giovani Orizzonti hanno avuto il dono di averlo finalmente “incontrato” negli ultimi mesi della sua vita, di avere avuto il suo sostegno e di aver ricevuto, qualche giorno prima della sua morte, un’importante missione da portare avanti, e di questo ne siamo infinitamente orgogliosi. Una grande responsabilità messa nelle nostre mani che cercheremo, con lo stile che ci contraddistingue, di realizzare e portare a compimento; missione che speriamo vivamente possa continuare anche con il nostro attuale Amministratore Parrocchiale.

Siamo giunti al nostro ufficiale terzo anno.. “3 anni insieme…” E allora Buon Compleanno a noi.. Ad Alessandro, Alfio, Amanda, Andrea, Chiara, Ciccio, Cristina, alle nostre Fabiane, a Francesco, Gabriele, Giacinto, Giacometta, Graziana, Ketty, Mariachiara, Michela, Miriam, Nancy, Nunzia, ai nostri tre Nunzio, a Roberto, Salvo, Stefania e Vanessa.. Ma anche a chi ha vissuto e iniziato con noi tutto questo e poi ha intrapreso strade diverse…

Buon Compleanno alle nostre famiglie, alle persone che anche nel silenzio ci sostengono e credono in noi.. ai nostri “Amici dell’Anima” Don Michele Spallina e Don Domenico Luvarà e alla Famiglia Salesiana tutta che ci ha accolti a braccia aperte come “figli veri”.

Buon Compleanno a chi crede che si può non solo Fare ma anche Essere..!!!

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apr
22

Ci siamo..

..Ormai manca davvero poco al nostro 3° COMPLEANNO.. :D :D :D ..

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apr
08

Buona Pasqua dai Giovani Orizzonti..

E pensare che poteva tutto concludersi quel venerdì santo.. Ci saremmo limitati a piangerti, Gesù, per gratitudine e compassione, a ricordare i giorni trascorsi con te, ad aiutare le donne a imbalsamarti… Ma tu sei risorto! e questo inquieta, scuote, butta giù dal letto e rivela limiti, riserve, tentennamenti, miserie… Tu sei risorto e questo ci scomoda! Ognuno di noi scopre le conseguenze: c’è da accogliere, farsi impregnare di novità, dobbiamo ricostruirci, cambiare progetti.. Dobbiamo uscire dai nostri gusci, perché la tua tomba svuotata è impegnativa: devo anch’io annunciare in modo credibile.. Tommaso, perché non te ne restavi, impaurito come gli altri, nel cenacolo, quieto, senza contestare?! Quante belle scuse avremmo trovato, quanta Psicologia e Sociologia avremmo scomodato per giustificare paure, pigrizie, giustificare il nostro accontentarci di orizzonti ristretti..

Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegname fino a trent’anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando. Non scrisse mai un libro. Non ottenne mai una carica pubblica. Non ebbe mai né una famiglia né una casa. Non frequentò l’università. Non si allontanò più di trecento chilometri da dov’era nato. Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo. Non aveva altre credenziali che se stesso.

Aveva solo trentatré anni quando l’opinione pubblica gli si rivoltò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì un processo che era una farsa. Fu inchiodato a una croce, in mezzo a due ladri. Mentre stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l’unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro. Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto.

Sono trascorsi venti secoli e oggi egli è la figura centrale nella storia dell’umanità. Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell’uomo sulla terra quanto quest’unica vita solitaria.

Al tempo della propaganda antireligiosa, in Russia, un commissario del popolo aveva presentato brillantemente le ragioni del successo definitivo della scienza. Si celebrava il primo viaggio spaziale. Era il momento di gloria del primo cosmonauta, Gagarin. Ritornato sulla terra, aveva affermato che aveva avuto un bel cercare in cielo: ma Dio proprio non l’aveva visto. Il commissario proclamò la sconfitta definitiva della religione. Il salone era gremito di gente. La riunione era ormai alla fine. “Ci sono delle domande?”. Dal fondo della sala un vecchietto che aveva seguito il discorso con molta attenzione disse sommessamente: “Christòs ànesti”, “Cristo è risorto”. Il suo vicino ripeté, un po’ più forte: “Christòs ànesti”. Un altro si alzò e lo gridò; poi un altro e un altro ancora. Infine tutti si alzarono gridando: “Christòs ànesti”, “Cristo è risorto”. Il commissario si ritirò confuso.

Al di là di tutte le dottrine e di tutte le discussioni, c’è un fatto. Per la sua descrizione basterà sempre un francobollo: “Christòs ànesti”. Tutto il cristianesimo vi è condensato. Un fatto: non si può niente contro di esso. I filosofi possono disinteressarsi del fatto. Ma non esistono altre parole capaci di dar slancio all’umanità: “Gesù è risorto”.

La Pasqua ci dice che la nostra storia ha un senso, e non è un masso di inutili sussulti. Che quelli che stiamo percorrendo non sono sentieri interrotti. Che la nostra esistenza personale non è sospesa nel vuoto né consiste in uno spettacolo senza rete. Precipitiamo in Dio. In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo. Buona e Santa Pasqua dai Giovani Orizzonti..

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mar
24

La Speranza e la Delusione..

“Nos autem sperabamus quia ipse esset redempturus Israhel” (Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele)

Siamo a ridosso della settimana santa, e siamo chiamati a vivere il mistero della nostra fede: la passione, la morte e resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo e vorremmo soffermarci a riflettere un istante.. Abbiamo inziato citando la delusione che i due discepoli di Emmaus esprimono “all’uomo” che incontrano sulla strada che porta a Emmaus; e siamo partiti proprio da questo perché riteniamo che questi giorni siano caratterizzati da due sentimenti che hanno pervaso l’animo di tutti coloro che hanno vissuto l’esperienza drammatica della Sua passione: la SPERANZA e la DELUSIONE..

“OSANNA AL FIGLIO DI DAVIDE”.. Così la folla di Gerusalemme aveva accolto quello che pensavano fosse il Messia, il liberatore, stendendo tappeti e agitando palme, come si accoglievano i trionfatori e i Re al ritorno dalle battaglie.. “Salvaci” era stato il loro grido e neanche dopo alcuni giorni quell’espressione piena di speranza si trasformò in un grido di condanna: Crocifiggilo!!! In pochi giorni la speranza si era trasformata in delusione per quell’uomo della Galilea che si era lasciato arrestare come un semplice malfattore senza opporsi.. Lui come tanti altri uomini, aveva deluso le aspettative del popolo, quel popolo che quando sarà chiamato a scegliere tra Gesù Bar Abbà (Gesù figlio del Padre) Leggi tutto »

mar
19

Festa del papà..

Un decalogo per il papà, proposto da un bambino

1. Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo.. Voglio solo metterti alla prova..

2. Non essere incoerente: questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca ogni volta che posso..

3. Non fare promesse: potresti non essere in grado di mantenerle.. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te..

4. Non correggermi davanti alla gente.. Ti presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi..

5. Non brontolare continuamente: se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo..

6. Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni.. Potrei imparare a godere di cattiva salute se questo attira la tua attenzione..

7. Non preoccuparti per il poco tempo che passiamo insieme.. È come lo passiamo che conta..

8. Non permettere che i miei umori suscitino la tua ansia perché allora diventerei ancora più pauroso.. Indicami il coraggio..

9. Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento.. ma non ho bisogno di dirtelo, vero?!

10. Ricordati, io imparo di più da un esempio che da un rimprovero..

Beato il papà che chiama alla vita e sa donare la vita per i figli..
Beato il papà che non teme di essere tenero e affettuoso..
Beato il papà che sa giocare con i figli e “perdere tempo” con loro..
Beato il papà per il quale i figli contano più degli hobby e della partita..
Beato il papà che sa ascoltare e dialogare anche quando è stanco..
Beato il papà che dà sicurezza con la sua presenza e il suo amore..
Beato il papà che sa pregare con i figli..
Beato il papà convinto che un sorriso vale più di un rimprovero, uno scherzo più di una critica, un abbraccio più di una predica..
Beato il papà che cresce insieme ai figli e li aiuta a diventare se stessi..
Beato il papà che sa capire e perdonare gli sbagli dei figli e riconoscere i propri..
Beato il papà che non sommerge i figli di cose, ma li educa alla sobrietà e alla condivisione..
Beato il papà che non si ritiene perfetto e sa ironizzare sui propri limiti..
Beato il papà che cammina con i figli verso orizzonti sconfinati aperti all’uomo, al mondo, all’eternità..

Questo è il nostro pensiero a tutti i papà: a quelli che ci hanno amato,
a quelli che sono stati di esempio nella nostra vita,
a quelli che, anche se non presenti, ci guidano sempre dall’alto..
a quelli che stanno al nostro al fianco..
ad ogni papà un augurio sincero…

Un pensiero grande ad ognuno dei nostri papà: in questo giorno dedicato a te, il mio grido d’amore voglio farti  arrivare, perché tu non possa mai dubitare dell’immenso amore che provo per te..

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mar
15

E così creò il padre..

Quando il buon Dio decise di creare il padre, co­minciò con una struttura piuttosto alta e robusta. Allora un angelo che era lì vicino gli chiese: «Ma che razza di padre è questo? Se i bambini hai deciso che li farai alti come un soldo di cacio, perché hai fatto il padre così grande? Non potrà giocare con le biglie senza met­tersi in ginocchio, rimboccare le coperte al suo bam­bino senza chinarsi e nemmeno baciarlo senza quasi piegarsi in due!».
Dio sorrise e rispose: «E’ vero, ma se lo faccio piccolo come un bambino, i bambini non avranno nes­suno su cui alzare lo sguardo»..
Quando poi fece le mani del padre, Dio le mo­dellò abbastanza grandi e muscolose.
L’angelo scosse la testa e disse: «Ma.. Mani co­sì grandi non possono aprire e chiudere spille da ba­lia, abbottonare e sbottonare bottoncini e nemmeno legare treccine o togliere una scheggia da un dito».
Dio sorrise e disse: «Lo so, ma sono abbastanza grandi per contenere tutto quello che c’è nelle tasche di un bambino e abbastanza piccole per poter strin­gere nel palmo il suo piccolo viso».
Dio stava creando i due più grossi piedi che si fos­sero mai visti, quando l’angelo sbottò: «Non è giu­sto. Credi davvero che queste due barche riusci­rebbero a saltar fuori dal letto la mattina presto quando il piccolo piange? O a passare fra un mucchio di bambini che giocano, senza schiacciarne almeno due?».
Dio sorrise e rispose: «Stà tranquillo, andranno benissimo. Vedrai: serviranno a tenere in bilico un bambino che vuol giocare a cavalluccio o a scaccia­re i topi nella casa di campagna oppure a sfoggiare scarpe che non andrebbero bene a nessun altro»..
Dio lavorò tutta la notte, dando al padre poche parole ma una voce ferma e autorevole; occhi che ve­devano tutto, eppure rimanevano calmi e tolleranti. Infine, dopo essere rimasto un po’ sovrappensiero, aggiunse un ultimo tocco: le lacrime. Poi si volse verso l’angelo e domandò: «E adesso sei convinto che un padre possa amare quanto una madre?».

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………………………………………………………………………………………………………………………………………………(E. Bombeck)

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mar
13

Che mondo sarebbe senza.. Sorrisi?!?

Una volta un uomo sempre allegro e sorridente, fece un sogno: gli sembrò di esser morto e di trovarsi davanti al tribunale di Dio. Era quasi disperato perché aveva grosse marachelle sulla coscienza. Sapeva che il Giudice quando sceglieva uno tra i beati gli diceva: “Avevo fame e mi hai dato da mangiare; avevo freddo e mi hai coperto… vieni quindi a godere nel mio regno!”. L’uomo invece tremava, perché non si ricordava di aver fatto nessuna opera buona. Ma quando venne il suo turno vide che il Giuduce lo guardava sorridendo. “E che cosa mai avrò fatto di bene?”, si domandava tra sé l’uomo. Il Giudice esclamò: “Ero triste e tu con il tuo umorismo mi hai consolato; ero malinconico e tu con il tuo sorriso mi hai rasserenato: entra nella gioia del mio paradiso!”.

Nel mondo c’è chi, ricercando gli effetti positivi psicologici e biologici del sorriso, ne ha fatto una specie di medicina. Negli anni Novanta, arriva lui, un medico della West Virginia.. Lui è Hunter “Patch” Adams. Nel 1971 questo dottore alquanto originale fonda, con la  compagna e con alcuni amici, l’Istituto Gesundheit. Secondo la sua filosofia, i medici devono curare le persone, non le malattie.. Per molti aspetti il suo è stato un vero e proprio colpo di genio.. E i risultati denotano un incremento delle guarigioni che ha dell’incredibile..

- Sorridere è un esercizio muscolare e respiratorio che permette un fenomeno di purificazione e liberazione delle vie respiratorie superiori, può far cessare una crisi di asma.. Ha un effetto benefico sul colesterolo e tende ad abbassare il tasso di grasso nel sangue;
- Sorridere fa rilassare il nostro corpo. Da quando si inizia a sorridere, il cuore e la respirazione accelerano i ritmi, la tensione arteriosa cala e i muscoli si rilassano.. Prevenzione persino l’arteriosclerosi;
- Sorridere combatte la stanchezza, la debolezza fisica e mentale: la sua azione riduce gli effetti nocivi dello stress; calma il dolore, in quanto distrae l’attenzione da esso e quando lo stesso dolore riappare non ha più la stessa intensità;
- Sorridere è un primo passo verso uno stato di ottimismo che contribuisce a donare gioia di vivere e quindi ha delle proprietà antidepressive. Anche l’insonnia passa..

Il sorriso è un linguaggio universale.. E una figura che spesso suscita sorriso in noi è quella del clown.. Ma per esserlo bisogna prenderne coscienza.. E non è cosa semplice..

Essere clown è la capacità di di ridere di sé, di far sorridere la gente, di non avere pregiudizi, di mettersi in gioco..
Essere clown è la capacità di amarsi, di amare la gente, di emozionarsi per le cose quotidiane..
Essere clown è la capacità di non lasciarsi sopraffare “seriamente” dagli eventi e di ritrovare “sempre” la primavera nel cuore, di viaggiare incontro all’orizzonte dell’amore, senza lasciarsi prendere dal degrado dell’abitudine..
Essere clown è essere il furbo-idiota che si lascia prendere dall’ironia e dall’ autoironia.. è essere se stessi… “il non attore”, il “giullare” che danza con i suoi pensieri, l’uomo straordinario che ti fa viaggiare nel mondo della fantasia e riflettere sulle cose che non realizziamo, perché… dormiamo.. :-(
Essere clown è quello “stato d’animo” in cui esploriamo “coscientemente” le nostre debolezze, i nostri limiti, le nostre contraddizioni, per trasformarle in.. Sorrisi..
Essere clown è quella capacità di guardare tutte le cose con gli occhi incantati di un bambino e ridere della propria ingenuità e semplicità.. è scoprire la curiosità del bambino che vive dentro di te, quel bambino che non giudica, che, immerso nel cuore, resta estasiato dall’enigma della vita..
Essere clown è “la saggezza” che superando tutti i sentimenti negativi come l’invidia, la rabbia e le frustrazioni, dona serenità e quella capacità di comprendere, quella forza che, anche nella tristezza, rallegra il cuore e non ti fa perdere la voglia di fare.. SORRIDERE e di combinare pasticci..
Essere clown è “dunque”, “semplicemente”..  La capacità di scoprire e ritrovare se stessi..
Il clown che è dentro di noi, con o senza il naso rosso, cerca di portare un sorriso, di trasmettere lo spirito clown, (come la gioia, la libertà, il cuore bambino, la fantasia) nella modalità del servizio.. è spargere un “dono”:  il “saper ridere di sé” insieme agli altri..

Sapete che mi viene di dire in proposito? Che domenica è stato bello.. “Bello”, come dicono i bambini che non conoscono troppe parole per descrivere ciò che nella sua finitezza non può mai esser reso appieno: “Com’è la mamma?” “Bella!” “Com’è il cielo?” “Bello!”… e se gli chiedessimo com’è Dio loro probabilmente ci risponderebbero alla stessa maniera.. Non è un termine banale o inadeguato: è semplice.. è quello che provo.. è bello..  :-)

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